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NEWS E CONSIGLILimitato l’impatto in Europa del piano Volcker25 gennaio 2010Nel tentativo di riportare il settore bancario entro limiti di rischio accettabili in termini di intervento pubblico, l’amministrazione Obama riparte proprio da quello che è stato il paradosso (così potremmo definirlo) Lehman Brothers: una istituzione finanziaria “non così grande” che si pensò (eravamo ancora sotto amministrazione Bush) si potesse lasciare al suo destino e far fallire senza alcun intervento pubblico. Il fallimento di Lehman Brothers di per sé non sarebbe stato un problema se non fosse stato per la struttura del mercato finanziario: in pratica si generò una ulteriore ondata di asset tossici che andarono a mettere in pericolo i bilanci proprio di quelle istituzioni che erano “troppo grandi” per essere lasciate fallire. Il rimedio proposto dal piano Volcker, quindi, oltre a stabilire un più ampio quadro rispetto a quello esistente di limiti di grandezza per le banche, si concentra nell’alterarne la loro struttura, ponendo fine alla possibilità di svolgere attività da banca commerciale e banca d’affari sotto uno stesso tetto, o meglio agendo nella seconda veste con i capitali reperiti con la prima per un proprio diretto profitto, senza che vi sia una relazione con il servizio reso alla propria clientela. Le conseguenze sul versante europeo di una operazione che è squisitamente rivolta all’interno del mercato americano sembrerebbero a una prima analisi piuttosto limitate. La recente storia delle regolamentazioni finanziarie ci insegna che i legislatori europei sono poco inclini a produrre duplicazioni europee di quelle americane e, anche se tutti i governi sono ora più propensi a una armonizzazione globale delle normative e il Financial Stability Board ha appoggiato la riforma americana, non pare che anche questa volta sarà il caso. Per quanto riguarda poi il versante delle operazioni delle banche europee in America, gli analisti sono concordi nell’indicare il minimo impatto che il cosiddetto divieto di propriety trading avrà sulle banche europee. Ancora più limitate, possiamo concludere, saranno le conseguenze, proprio per il modello di business seguito, sulle banche italiane.
COMMENTIPICCIPOTTI, gio 04 feb 10Credo che per le banche sia una soluzione ottimale separare la banca d'affari dal servizio classico di raccolta e impiego.
FP, Consulenza, gio 04 feb 10L'imposizione di limiti dimensionali non risolve il problema del "too big to fail", a meno di porre limiti così bassi da devastare il sistema finanziario. Neppure mi convince la divisione fra banca commerciale e banca d'affari che, per risultare efficace, dovrebbe impedire partecipazioni incrociate a livello di gruppo bancario. Inoltre l'interconessione fra i mercati è tale da rendere minima la soglia. L'unica strada è quella del governo dei rischi, attraverso la rigorosa applicazione dei criteri di Basilea II.
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