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Venture capital in chiaroscuro

Persino nel primo semestre del 2009, un periodo disastrato per la finanza a livello internazionale e con l'Italia in piena recessione, il venture capital italiano se l'è cavata bene. Ma si tratta di un mercato "estremamente concentrato" in termini di operatori, e con investimenti medi che superano di poco il milione di euro: le prospettive di lavoro appaiono dunque rarefatte, e da cercare col lumicino.

È quanto emerge dal primo rapporto del Vem (Venture Capital Monitor), un osservatorio sull'attività di start up nato dalla collaborazione dell'Università Carlo Cattaneo di Castellanza con l'Associazione italiana del private equity (Aifi) e Sici (Sviluppo Imprese Centro Italia) sgr. Lo studio analizza 89 operazioni di venture capital realizzate in Italia tra il 2004 e il 2008 (avrà poi cadenza annuale), che sono risultate partecipate da 41 differenti fondi: il 39% dell'attività tuttavia è riconducibile a soli cinque operatori, mentre ben 22 operatori nel quinquennio hanno concluso una sola operazione.

I dati fanno luce su un mercato che ha ancora un buon potenziale d'espansione e che ha retto bene la grande crisi. Ma anche un forte divario rispetto ai maggiori paesi europei, per non parlare degli Usa. L'operazione tipo, secondo la ricerca, è quella con investimento medio di equity pari a 1,3 milioni di euro con acquisizione di una partecipazione del 40% del capitale societario.

"Seppur indietro rispetto agli altri paesi europei, il venture capital si è dimostrato il segmento più dinamico nel contesto nazionale degli investimenti in capitale di rischio degli ultimi anni", spiega il presidente Aifi Giampio Bracchi. Il comparto "non ha avuto flessione nemmeno nel primo semestre 2009, nonostante la crisi abbia rallentato tutte le attività di investimento".

Le aziende "target" sono localizzate soprattutto nel nord Italia, prevalentemente attive nei comparti dell'Ict e del Biotech, con fatturato medio di 1,1 milioni e forza lavoro di sette unità. Secondo le stime dell'Aifi, nel segmento dell'"early stage", operano in Italia attualmente meno di 15 operatori, con risorse per gli investimenti pari a circa 250 milioni.

Un andamento che non si è tradotto in gran dinamismo sul frotne delle assunzioni: Sergio Zanetta, associate partner di Proper Transearch a Milano, parla (riferendosi anche al private equity) di un emrcato "un po' rallentato negli ultimi mesi". E anche Maurizia Villa, vice-chairman di Heidrick & Struggles a Milano, parla di un mercato "abbastanza tranquillo", anche se opportunità sono emerse, nei mesi scorsi, soprattutto per i portfolio manager.

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