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NEWS E CONSIGLII recruiter bocciano il tetto agli stipendi3 febbraio 2010La stretta agli stipendi dei manager approvata la scorsa settimana dal Senato "non ha alcun fondamento" per i cacciatori di teste esperti del mercato italiano. E il tetto di 350.000 euro agli stipendi dei manager, introdotto da un emendamento ad una normativa comunitaria, se divenisse legge farebbe assomigliare l'Italia a una "economia socialista". È quello che emerge da alcuni dei principali recruiter italiani, interpellati dopo il via libera del Senato all'emendamento che propone di parametrare gli stipendi dei manager a quelli dei parlamentari e che, secondo alcuni esponenti del Parlamento italiano, ha ben poca probabilità di essere approvato anche dalla Camera. "Regolare per legge questi argomenti è sempre difficile e rischioso", premette Giulia Belloni, managing director della Russell Reynolds. "Bene quindi – prosegue la Belloni, la cui carriera è passata da JP Morgan e Morgan Stanley – dare un segnale forte per ritornare alla ragionevolezza nelle remunerazioni, che vanno ancorate alla produzione di valore e ai risultati nel lungo termine". Altra cosa è porre un tetto per legge: un provvedimento "da economia socialista". "Non ci piove che ci siano stati abusi", sottolinea Vittorio Villa, managing director di Robert Half Executive Search. "Ma l'idea di mettere un tetto agli stipendi è sbagliata. Pensiamo solo a tutte le ristrutturazioni aziendali che ci aspettano nei prossimi mesi. Come si fa se non si trova il modo di remunerare il rischio di coloro che s'incaricano si risanare le società?". Secondo Sergio Zanetta, partner della Proper Transearch, i 350.000 euro lordi cui si propone di adeguare le retribuzioni dei dirigenti sono "una cifra assolutamente inadeguata. Sarebbe meglio che una manovra simile non fosse stata proposta: se dovesse mai essere approvata dalla Camera, rischierebbe di essere oggetto di una storica class action". Fermo restando, prosegue Zanetta, che in tema di stipendi dei manager occorre avere "rigore e coerenza: legando una parte della retribuzione ai risultati dell'azienda, al momento economico generale, alla performance del manager in un arco di tempo di due o tre anni, con ulteriori cautele nel settore finanziario, che tengano conto dei rischi".
COMMENTIChiara, Assicurazione, gio 04 feb 10Le vere anomalie dell'Italia, che la rendono poco simile ad un Paese occidentale, sono:
Rosario, Settore pubblico, gio 04 feb 10Siamo malati di mal d'europa. Per giustificare le poltrone ci inventiamo nuovi regolamenti fino a regolamentare anche il nostro essere naturale più profondo e inalienabile. Che senso ha dare soldi a chi non trova di meglio da fare che regolamentare le retribuzioni degli altri per adeguarle alle proprie e giustificarne l'utilità? Siamo alla commedia degli equivoci; non si moralizza la società cercando di regolamentare gli altri, ma solo se stessi. Non guardare la pagliuzza nell'occhio dell'altro, ma il trave che è nel tuo. Il tuo commento »MAKEDA, gio 04 feb 10La vera spinta dovrebbe subentrare tramite una vera riforma della contrattazione a favore di una maggior componente variabile.
aldo, Consulenza, lun 08 feb 10dai raga siamo tutti carne da macello
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